GIOVANI: protagonisti della cooperazione internazionale?

L’organizzazione dei panel in discussione il 24 e 25 gennaio 2018 alle prima Conferenza Pubblica Nazionale sulla Cooperazione allo Sviluppo è stata affidata a dei gruppi di lavoro che nelle scorse settimana hanno stilato dei documenti preparatori ancora in via di definizione.

Da concept note: 

Il panel dedicato ai giovani sarà focalizzato sulla relazione tra giovani e cooperazione internazionale. Tale relazione sarà letta da più punti di vista.

  • In primo luogo quello della Cittadinanza Globale, come elemento trasversale, imprescindibile, per la “costruzione” di cittadini in grado di vivere, in termini positivi la globalizzazione.
  • Un secondo focus sarà posto sull’importanza di realizzare “esperienze d’immersione” in grado di dare ai giovani l’opportunità di sperimentarsi, in prima persona, in azioni concrete, sia in Italia che nel sud del mondo, all’interno della solidarietà internazionale.
  • Un terzo sarà relativo al protagonismo dei giovani nella cooperazione internazionale, chiave di volta per la costruzione dal basso, partecipata, delle politiche.

1. Cittadini Globali

L’avventura del terzo millennio, appena iniziata, ci impone, in un mondo sempre più globalizzato, di porre attenzione sulla formazione alla cittadinanza globale come una delle chiavi di volta, per permettere alle nuove generazioni di essere un cittadini globali, responsabili dell’umanità, del nostro pianeta e del suo futuro. Il mondo è sempre più una casa comune dove locale e globale sono connessi. In questa complessità, educare alla cittadinanza globale significa prendere coscienza che parallelamente alla globalizzazione dell’economia e dei mercati è necessario costruire la cittadinanza globale.
Questa è la sfida del terzo millennio: educare alla cittadinanza globale, nella consapevolezza e convinzione che l’insieme dei percorsi educativi-formativi, dalla scuola ai corsi universitari, deve saper evolvere per accompagnare i cittadini a interpretare e valutare i fenomeni globali.

Un‘educazione alla cittadinanza globale che ricomprenda i temi dell’uguaglianza, della lotta alle povertà, dei diritti umani, della giustizia sociale e non solo, un‘educazione globale come forma di educazione alle nuove esigenze di un mercato del lavoro globalizzato.

Attori e protagonisti, a pieno titolo, di questa avventura, sono anche le nuove generazioni italiane, giovani con background migratorio nati o cresciuti in Italia che sperimentano nella quotidianità concetti quali doppia appartenenza culturale, identità plurime o ridefinizione identitaria. La consapevolezza di essere cittadini di più stati, indipendentemente dall’aver ottenuto o meno la cittadinanza italiana, è il risultato del mondo globale che offre la possibilità di sentirsi compartecipi del destino di territori lontani ma vicini, interconnessi come mai prima d’ora. Da lì il rifiuto del titolo di “seconde generazioni” come rifiuto di etichette limitanti che non valorizzano le pluriappartenenze. Questi giovani rappresentano oggi un canale diretto di connessione con la patria dei genitori e sono un ponte che media tra lingue, tra culture, e generazioni diverse.

Inserire la ECG in ogni grado scolastico, sia delle scuole primarie che secondarie di I° e II° che delle Università, adottando l’approccio UNESCO che la vede non come un ulteriore materia aggiuntiva o attività facoltativa ma come un “framing paradigm”, un approccio trasversale che consente di dare un nuovo significato a contenuti e ambiti consolidati.

Centralità della formazione insegnanti per garantire un’effettiva riforma scolastica non solo top-down.

Strutturare un accordo MIUR-MAECI per il riconoscimento dei specifici CFU sui temi della Cooperazione Internazionale in tutti i corsi di laurea.

Valorizzare nel campo dell’ECG i giovani che hanno fatto esperienze significative nei sud del mondo.

Valorizzare le “nuove generazioni come “testimoni” di percorsi positivi di integrazione, pluriappartenenze.

Formalizzare accordi tra MIUR e mondo delle ONG per valorizzare l’apporto educativo-formativo delle suddette organizzazioni.


2. Formazione ed Esperienze

Crescono le opportunità per i giovani di fare esperienza nel mondo della cooperazione internazionale a partire dai progetti di alternanza scuola-lavoro che permettono a giovani, degli ultimi anni della scuola secondaria, di conoscere più da vicino il lavoro delle ONG.

Tanti gruppi giovanili di parrocchie, scuole, associazioni sono impegnati nella solidarietà internazionale con attività di sensibilizzazione, raccolta fondi, esperienze brevi nei Paesi del sud.

Tanti i percorsi di studi dedicati alla cooperazione internazionale con la possibilità per i giovani di fare esperienze di tesi di laurea, stage nei Paesi del sud del mondo. Tante anche le esperienze di scambio significative tra Università del nord con Università del sud, sia di docenti che soprattutto di studenti, con esperienze di tesi di laurea, stage e/o tirocini fatti all’estero.

Giovani (italiani/europei) che si ritrovano a vivere esperienze di volontariato, di partecipazione, di cittadinanza attiva attraverso i programmi di Servizio civile all’estero, dei Corpi civili di pace, del Corpo europeo di aiuto umanitario, UNV, …

Questo immergersi nelle realtà della povertà, dell’ingiustizia, dell’impegno per la pace e la difesa dei diritti umani è un “laboratorio” dove, attraverso “l’imparare facendo“, i giovani hanno la possibilità di concretizzare in attività i valori della cittadinanza attiva e dell’impegno per la pace e la giustizia, di costruire relazioni di scambio con la comunità e soprattutto con altri giovani. Non solo, attraverso queste esperienze maturano competenze ed abilità, scelte di vita e di lavoro.

L’approccio esperienziale, contribuisce, o attraverso esperienze vissute, alla formazione emotiva, empatica, etica e non solo cognitiva. Questo tipo di approccio pedagogico è particolarmente adeguato per la formazione alla cittadinanza globale.

In una fase storica in cui predomina un sentimento di chiusura verso l’altro e l’estraneo e sono messi sotto attacco la cooperazione internazionale, l’aiuto allo sviluppo e persino il diritto umanitario, in un’ottica tutta difensiva, la partecipazione dei giovani ad esperienze di cooperazione internazionale consente la (ri)costruzione di un nuovo consenso attorno ai valori della solidarietà, della reciprocità, dei principi umanitari e dell’appartenenza ad un mondo globale in cui realizzare gli obiettivi comuni della nuova Agenda dello sviluppo sostenibile.

Dalle esperienze nelle attività ECG nelle scuole, nella selezione e gestione di progetti di servizio civile, nella promozione di progetti di volontariato internazionale, nella promozione di esperienze di mobilità giovanile, emerge comunque una scarsa conoscenza dei giovani del mondo della cooperazione internazionale e delle opportunità che permettono ai giovani di sperimentarsi concretamente all’interno di questo mondo.

Tra le esperienze citate e le opportunità offerte dal mondo della cooperazione internazionale, cfr. vacancy delle ONG e delle organizzazioni internazionali, spesso c’è uno stacco significativo. Come accorciare questa distanza?

Spesso l’Università – o il mondo della formazione-ricerca più in generale – nell’ambito della cooperazione fornisce ai giovani una preparazione completa dal punto di vista accademico ma non sempre spendibile dal punto di vista tecnico e pratico nelle esperienze sul campo. Come rendere più “concreta” la formazione dando ai giovani strumenti culturali e tecnici per potersi meglio inserire nel mondo della Cooperazione Internazionale?

Come valorizzare nel campo dell’accoglienza dei migranti i giovani che hanno fatto esperienze nel sud del mondo, valorizzando le competenze e le esperienze acquisite?

Come prevedere all’interno dei progetti finanziati dall’Agenzia, la possibilità di inserire risorse umane Junior, che hanno già fatto precedenti esperienze all’estero attraverso i programmi sopra citati?


3. Protagonisti

I giovani, diversamente coinvolti nel mondo della cooperazione internazionale, sono giovani:

  • che maturano attraverso le diverse esperienze di impegno, una capacità di vedere se stessi in modo nuovo; di vedere il mondo con i suoi problemi con una ottica nuova, dal locale al globale; una capacità di intercettare problemi e situazioni spesso anticipatorie di problemi e situazioni che ritroviamo nei nostri territori, come ad es. essere stranieri, l’essere minoranza,…
  • capaci di portare nel mondo un immagine positiva dell’Italia, che si impegnano nella costruzione della pace, della giustizia, di nuovi modelli di sviluppo, di nuovi stili di vita,
  • che costruiscono ponti, … e non muri,…
  • che si arricchiscono dall’incontro con culture altre,

Giovani che si incontrano con altri giovani, che costruiscono relazioni di pace e solidarietà, che si ritrovano a vivere gli stessi problemi, come ad es. la mancanza di lavoro e/o di opportunità, il non essere ascoltati e valorizzati nella predisposizione delle politiche pubbliche, …
che vorrebbero dare un contributo, costruire dal basso, le politiche ambientali, quelle inerenti la partecipazione giovanile, quelle relative alla tutela dei diritti,…

È sempre più evidente che i giovani vogliono essere protagonisti nel costruire un nuovo mondo, partendo da se stessi, dalle proprie scelte di vita, dalla costruzione di relazioni nuove, da stili di vita coerenti; protagonisti, nel determinare, in termini di partecipazione attività, dell’aver voce nella definizione delle politiche. Vogliono partecipare alla vita politica, esercitare una cittadinanza partecipata. Essere attori politici e agenti di cambiamento.

I giovani con background migratorio sono potenziali ambasciatori della cultura italiana all’estero. Essi si formano a stretto contatto con codici culturali diversi e combinano le competenze culturali maturate nel contesto familiare o amicale con la formazione ricevuta nel sistema scolastico e universitario italiano. Nell’ambito della cooperazione internazionale ciò si traduce spesso nel desiderio di dare il proprio contributo attivo nelle comunità e nei territori di provenienza innescando ripercussioni positive in termini di ownership della comunità stessa.
Ma, le diverse barriere burocratiche con cui si confrontano, spesso impedisce loro di essere valorizzati.

Il protagonismo dei giovani si riflette anche nella tendenza all’aggregazione in associazioni di primo e secondo livello, arene in cui tradurre le istanze in proposte complete.

Come valorizzare le organizzazioni giovanili? Come coinvolgerli nei tavoli di discussione accanto alle organizzazioni storiche della cooperazione italiana?

Come facilitare la partecipazione giovanile alla determinazione delle politiche del nostro paese e dell’UE?

Quali strumenti, percorsi per facilitare il protagonismo dei giovani nella elaborazione di politiche?

Come favorire il protagonismo dei giovani nella elaborazione di politiche sui temi dello sviluppo e dell’inclusione sociale sia “qui” che “li”?

Come promuovere e sviluppare l’attitudine al dialogo fra giovani che vivono nei differenti contesti culturali, religiosi, economici e politici dell’area euro mediterranea?

La Conferenza del 24 e 25 gennaio 2018 nasce per favorire il coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle politiche di cooperazione allo sviluppo. Per facilitare tale partecipazione, pubblichiamo informazioni e aggiornamenti sul procedere dei lavori. Non solo, invitiamo associazioni e singoli cittadini ad avanzare proposte tramite i seguenti canali:

  • al numero verde 800913511
  • scrivendo all'indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • contattando la tua associazione di riferimento

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